Corriere Fiorentino – 15 aprile 2019

L’IMPERO CAMBIAVALUTE DEL CASSIERE FIORENTINO

L’ad di Best&Fast Change Signorelli: «Nel 2000, quando tutti chiudevano per l’euro, io aprivo l’azienda Nel 2018 siamo cresciuti dell’11 per cento e ho assunto 42 persone. E ora mi preparo per Praga e Parigi».

Best&Fast Change, secondo operatore nel settore di cam- bio valuta turistico in Italia, con sede a Firenze, dopo la crescita a doppia cifra del 2018 punta a cresce- re di un altro 5% nel 2019 e si prepara allo shopping in Francia e Repubblica Ceca per allargare ulteriormente la propria presenza sul mercato internazionale. «Abbiamo chiuso il 2018 con una crescita dell’11% del fat- turato che è arrivato a 61 milioni di euro e del 12,5% del numero di transazioni che sono state 270 mila. In Italia abbiamo 31 uffici e con l’aper- tura del nostro primo sportello a Praga all’inizio del 2019 stiamo pro- seguendo la nostra espansione in Europa, dopo aver consolidato la presenza in Spagna, dove siamo a Madrid, Barcellona, Siviglia e alle isole Baleari», spiega il fondatore e amministratore Fabrizio Signorelli.

Con quale impatto sul personale?

«Nel 2018 abbiamo assunto 42 per- sone, sette su dieci sono donne e l’età media è di 36 anni. Sono quasi tutti contratti a tempo indeterminato perché sono convinto che se le persone sono serene e lavorano in un’azienda internazionale ma che conserva l’impronta familiare nelle relazioni, la società cresce di più. Chi sta bene, lavora bene».

La società è partita praticamente da zero nel 2000 e ha conosciuto uno sviluppo importante in meno di vent’anni: grazie a cosa?

«Lavoravo come cassiere in una società di cambiavalute a Firenze. Nel 2000 quasi tutti gli operatori di questo settore hanno chiuso, convinti che l’avvento della moneta unica nell’eurozona avrebbe ucciso il nostro business. Io ero convinto del contrario e mentre gli altri chiude- vano, ho aperto il primo sportello a Firenze. Nel 2006 i negozi fiorentini erano diventati sei, nel 2007 ho aperto quello dentro l’aeroporto di Peretola, poi nel 2008 a Venezia. Nel 2010 ho ipotizzato di vendere la società ad un concorrente, poi ci ho ripensato e ho puntato sull’espansione all’estero, partendo dalla Spagna nel 2015».

L’impatto dell’euro quindi non vi ha danneggiati?

«No, perché il 65% delle transazioni è fra euro e dollaro. Sia in Italia che in Spagna il dollaro resta la valuta più scambiata in assoluto. I nostri guadagni stanno nella commissione di circa il 20% che prendiamo per ciascuna operazione. Siamo total- mente dipendenti dal cambio euro- dollaro: se il cambio scende del 10% il nostro fatturato scende del 10% e
viceversa. Grazie alla presenza nei centri storici delle città turistiche lavoriamo non soltanto con i turisti americani ma con chi proviene dal Sud America e dall’Asia, per esempio, e si porta dietro i dollari per la vacanza».


Quali sono le prossime mosse che farà per la crescita dell’azienda sui mercati internazionali e su quello domestico?

«Voglio continuare lo sviluppo avviato a Praga e sbarcare a Parigi, in entrambi i casi attraverso acquisizioni di piccole aziende, spesso di proprietà e a gestione familiare, che già operano su quei mercati»

Avete già avviato trattative?

«Siamo ai primi contatti. L’altra leva di espansione è la partecipazione al- le gare per i cambiavalute negli aero- porti: a breve ci saranno quella per lo scalo di Barcellona in Spagna e nel- l’arco di un paio d’anni uscirà il ban- do per Roma e Linate-Malpensa in Italia: parteciperemo a tutte».
Il vostro Ebitda è passato da 1,4 milioni nel 2017 a 2,86 milioni nel 2018: qualcuno è venuto a bussare alla porta per comprarvi?
«Sì. Negli ultimi due anni diversi fondi ci hanno cercati».

La vostra risposta?

«No. Né fondi, né Borsa, né nuovi soci: ascolto con attenzione i miei collaboratori, ma non mi piace con- dividere le decisioni».

Come si immagina la sua azienda tra dieci anni?

«Me la immagino cresciuta e con- solidata sui mercati internazionali, soprattutto attraverso l’espansione nei principali aeroporti».

In che modo finanzierete la vostra crescita?

«Per fare acquisizioni serve il sostegno da parte del sistema bancario che però non sempre è disponibile, anche davanti ad un’azienda il cui debito pesa per il 30% sul fatturato e garantisce un rientro sugli investi- menti molto rapido, in circa tre anni. Quindi stiamo valutando anche altre opzioni, come l’emissione di minibond».

Numeri:
61
- I milioni di euro di fatturato del 2018
31 - Gli uffici aperti in Italia dall’operatore

- Di Silvia Ognibene (CORRIERE FIORENTINO - L'Economia - Finanza) LUNEDÌ 15.04.2019

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